martedì 18 febbraio 2020

Metti alla prova il tuo cervello (20-60 anni) dal 2 al 31 marzo 2020



Dal 2 al 31 marzo 2020



'Metti alla prova il tuo cervello (20 – 60 anni)' è un’iniziativa che consiste nel rispondere a una serie di domande o nello svolgere compiti progettati per misurare funzioni mentali come pianificazione, inibizione e flessibilità cognitiva.

Non è prevista nessuna preparazione né comporta alcun rischio!

Il mondo contemporaneo ci fornisce sempre più opportunità sia in campo professionale che per lo svago ed il tempo libero, ma al contempo ci richiede sempre maggiori prestazioni di tipo cognitivo: i ritmi di lavoro crescono parallelamente all’aumento della velocità di trasmissione delle informazioni; sempre più frequentemente il contesto ci richiede di eseguire più attività contemporaneamente (guidare e inviare messaggi contemporaneamente sono solamente l’esempio più lampante e con conseguenze a volte fatali di una situazione che però sperimentiamo quotidianamente); di memorizzare velocemente nuove informazioni; di ricordare impegni futuri. Le nuove tecnologie ci offrono numerose nuove opportunità, ma imparare ad utilizzarle e gestirne i continui aggiornamenti richiede a sua volta notevoli capacità cognitive.
Ecco che questa iniziativa ha lo scopo di aumentare la consapevolezza nella popolazione generale, ed in particolare nei giovani adulti, dell’importanza delle funzioni esecutive per la vita quotidiana e come con alcune indicazioni queste funzioni possano essere monitorate e potenziate.
Se vuoi prenderti cura della tua salute cognitiva o sei semplicemente curioso, Metti alla prova il tuo cervello e prenota il tuo posto contattandomi per un appuntamento.

L'evento è organizzato nell'ambito della Settimana del Cervello (Brain Awareness Week), promossa in Italia da Hafricah.NET, portale di divulgazione neuroscientifica.

Per info e prenotazioni gratuite: +39 3496799434
                                                     info@marinellamagnani.com
 





giovedì 2 gennaio 2020

Novità 2020 sulla detrazione delle spese sanitarie


A partire dal 1 gennaio 2020, secondo quanto dispone la Legge di Bilancio 2020 (art. 1, commi 679-680) chi usufruirà di prestazioni sanitarie erogate da professionisti privati NON convenzionati (come quelle effettuate presso il mio Studio), per poter detrarre le relative spese ai fini IRPEF (nella misura del 19%, come in precedenza) dovrà necessariamente pagare tali prestazioni con STRUMENTI TRACCIABILI, nello specifico: carte di credito/debito (anche prepagate), bancomat, assegno bancario e circolare, bonifico (si attende conferma dall'Agenzia dell'Entrate rispetto alla effettiva possibilità di utilizzare altri strumenti di pagamento come PayPal, Satispay ecc., applicazioni che dovrebbero essere installate in questi casi sia sul dispositivo del professionista che su quello di chi usufruisce della prestazione sanitaria).

Chi vorrà continuare ad utilizzare il contante potrà naturalmente farlo, ma non avrà in questo caso la possibilità di portare in detrazione la spesa ai fini IRPEF; anche in questa eventualità, comunque, il professionista provvederà come di consueto alla trasmissione della fattura al Sistema Tessera Sanitaria, a meno che il paziente non abbia esplicitamente richiesto di opporsi a tale trasmissione contestualmente alla firma del consenso informato ai sensi del DM 31.7.2015 e della normativa sulla Privacy ex art. 7, D.Lgs. n. 196/2003.

Queste disposizioni non riguardano le prestazioni sanitarie erogate da strutture pubbliche o professionisti convenzionati, l'acquisto di farmaci e dispositivi medici: in tutti questi casi le spese sanitarie potranno continuare ad essere detratte anche effettuando pagamenti con contante.



domenica 3 novembre 2019

I pensieri non sono fatti


Quando riusciamo ad inserire uno spazio tra noi stessi e le nostre reazioni, il rapporto che abbiamo con i nostri pensieri cambia: possiamo riuscire ad osservarli andare e venire, invece di trattarli come fatti.

Quando ci troviamo bloccati su un pensiero negativo, proviamo a chiederci:


La prossima volta che la tua mente si metterà a saltare alle conclusioni, portandoti sempre più giù in una spirale di depressione o ansia, controlla e prova a notare dove si trovava la tua testa nel momento in cui ha formulato proprio quell'interpretazione.

Prova ad immaginare questa situazione: stai aspettando in un corridoio, e nel frattempo la tua mente vaga attorno al pensiero di quanto la giornata sia stata pessima e di quanto la tua vita non sembri muoversi nella direzione che vorresti. Ad un certo punto vedi passare una tua amica ed alzi la mano per salutarla, ma lei tira dritto guardando un punto indefinito al di là di dove ti trovi... Ora prenditi un momento per capire cosa potrebbe essere successo nella tua mente, prima di proseguire la lettura:

Vari pensieri possono essere sorti in connessione con emozioni spiacevoli:

"Che cosa avrò fatto di sbagliato?"
"Non valgo niente"
"Lo sapevo, non piaccio a nessuno"
"Che diavolo ha contro di me?"
"Non capisco, che succede?"

Proviamo adesso ad immaginare un diverso scenario iniziale: il tuo capo ti ha appena detto che hai fatto davvero un lavoro fantastico, avrai un aumento di stipendio ed anche una settimana di vacanza-premio. Mentre pensi a questa magnifica notizia e la tua mente già è presa ad immaginare in quanti e quali modi migliorerà la tua vita, ecco che vedi passare la tua amica e sollevi la mano per dirle ciao, ma lei continua a camminare dritta per la sua strada senza dar segno di averti visto.

Ora, cosa ti viene in mente?
Molte persone potrebbero avere, in questo caso, un punto di vista alternativo:

"Che strano, forse ha qualcosa che non va"
"Mi chiedo se stia bene"
"Forse non mi ha visto"
"Va sempre di fretta..."

Stesso evento, diverso antecedente ed umore "precipitante", interpretazioni diverse.

Le conclusioni: i pensieri, semplicemente, non sono fatti, ma eventi mentali generati dal nostro cervello ed influenzati dal nostro umore. Nel primo caso che abbiamo esaminato, l'evento precedente ha portato l'umore ad essere depresso e quindi a pensieri congruenti con questo tipo di umore.

La prossima volta che la tua mente salta alle conclusioni, facendoti sperimentare ansia, rabbia o tristezza, prova a capire dove si trovava la tua stessa mente nel momento in cui formulava quell'interpretazione. Cos'è accaduto prima? Potrai trovare degli indizi sul perché hai sentito proprio quell'emozione e hai avuto proprio quello specifico pensiero, e non un altro.

Fonte: "Thoughts are not facts" di Elisha Goldstein, pubblicato il 7 gennaio 2016 su mindful.org